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Allergie alimentari: quelle più diffuse

quelle più diffuse

Le malattie allergiche sono in costante aumento, soprattutto nei paesi occidentali dove interessano il 20-30% della popolazione generale. Il trend di crescita riguarda anche l’allergia alimentare, la cui prevalenza è pari al 5-6% nei primi anni di vita. Nella maggior parte dei casi il trattamento dell’allergia alimentare consiste nell’esclusione dalla dieta dell’alimento responsabile delle manifestazioni allergiche. Mentre è evidentemente semplice seguire una dieta di eliminazione quando l’alimento è consumato poco frequentemente, è di limitato valore nutrizionale e può essere facilmente sostituito, la realtà clinica ci dice che gli alimenti più frequentemente implicati nelle allergie alimentari sono proteine di alto valore nutrizionale e sovente diffuse nella dieta. Da alcune ricerche cliniche è emerso che il latte vaccino, le uova, il grano, la soya , il pesce e le arachidi sono responsabili di oltre il 90% delle reazioni allergiche nei bambini. In particolare il latte, che rappresenta la principale fonte di nutrienti nel primo anno di vita, è l’allergene più comunemente responsabile di reazioni allergiche in età pediatrica con una prevalenza pari al 2-3% nel primo anno d’età. In generale parlando di allergia alimentare il compito più difficile per il pediatra è quello di eliminare l’alimento responsabile garantendo un’adeguata crescita al bambino. La dieta di esclusione deve essere costruita rispettando i fabbisogni nutrizionali dell’età. In particolare nel caso di allergia alle proteine del latte vaccino (APLV) se il piccolo è allattato al seno, sarà la mamma a dover seguire una dieta di esclusione, eliminando accuratamente le proteine del latte dalla sua alimentazione (latte e derivati). Diversamente, se il piccolo assume la formula, in mancanza del latte materno nel primo anno di vita, devono essere consigliate formule sostitutive adeguate, “ipoallergeniche”che consentano sia il miglioramento della sintomatologia allergica sia un adeguato accrescimento. Nel caso dell’allergia all’uovo, la terapia è piuttosto semplice: è sufficiente eliminare l’uovo e gli alimenti che lo contengono dalla dieta del piccolo.

Attenzione, per altro, a seguire comunque una dieta sana e bilanciata, contenente una quota sufficiente di proteine,calorie, minerali e vitamine.

Come fare, quindi, quando si sospetta un’allergia alimentare?

Fondamentale è rivolgersi al Pediatra, che saprà indicare l’iter diagnostico terapeutico corretto, evitando al piccolo inutili rinunce nell’alimentazione o esami non necessari.  

Nella maggior parte dei casi, sarà poi possibile reintrodurre gradualmente l’alimento nella dieta del bambino, con tempistica variabile, ma in genere sempre nei primi anni di vita; la reintroduzione deve però avvenire in ambiente protetto  (struttura ospedaliera dove è seguito il bambino), per intervenire prontamente in caso di reazioni. 

Infatti il 90% dei bambini allergici al latte vaccino tollerano il latte ai 3 anni di vita, ed alla stessa età il 50% dei pazienti allergici all’uovo non mostra più reattività clinica all’uovo. Peraltro l’80% almeno dei pazienti allergici ad arachide e pesce non raggiungono mai una situazione di tolleranza. 

Dal punto di vista della pratica clinica questi aspetti si traducono nella necessità di controllare periodicamente il bambino allergico e rivedere tutti gli interventi dietetici alla luce dei sintomi, periodicamente ed in stretta collaborazione con le famiglie, ed in generale con chi si occupa della gestione della dieta del piccolo paziente.

Per concludere i genitori dei bambini allergici devono leggere con attenzione le etichette dei prodotti che vengono acquistati per i loro figli in modo da tutelarli , leggendo bene quello che viene riportato e segnalato all’interno delle etichette, come da normativa europea.

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